Nudge, perché abbiamo bisogno di una spinta gentile

Vi siete mai chiesti perché esistono strisce che delimitano le zone di parcheggio? Se non ci fossero, che cosa accadrebbe? Regnerebbe la legge del più forte. Gli altri si adeguerebbero alle scelte di posizionamento del primo. Che caos! Le strisce sono fondamentali, perché permettono l’ottimizzazione dell’area, consentendo manovre e spostamenti in totale sicurezza. Ecco, spiegato il nudging. 

Questo concetto di “accompagnamento alla scelta” è sfruttato nel mondo della comunicazione, nelle sue molteplici declinazioni. Si tratta di un intervento proattivo sulla scelta dell’utente, in modo tale da indurlo a prendere specifiche decisioni, senza che venga percepito alcun tipo di costrizione. L’obiettivo è quello di generare comportamenti virtuosi, che possano portare al miglioramento, a lungo termine, del benessere delle persone coinvolte nell’azione. Protagonista indiscusso, dunque, il fruitore a cui viene semplificato il processo decisionale. 

Il nudge pone le proprie radici nel mondo della psicologia e dell’economia comportamentale. Fondamentali i meccanismi mentali umani su cui si regge tutta l’impalcatura del nudging. Nello specifico si parla di bias cognitivi. Ma cosa sono? Si tratta di costrutti fondati su pregiudizi e idee errate e spesso utilizzati per prendere decisioni in fretta e senza fatica. Minimo sforzo, massimo risultato. Si Spera! La spinta gentile fa leva proprio su questi bias e attraverso rinforzi positivi o suggerimenti si prova a influenzare le scelte di gruppi e individui. Affinché un comportamento indotto possa sedimentarsi, nel destinatario del nudge, è necessaria la presenza di messaggi persuasivi, tempestivi, di facile attuazione e che possano avere anche ricadute di tipo sociale.

Per approfondimenti:

– R. Thaler & C. Sustein
Nudge: La spinta gentile. Milano (Feltrinelli)

– D. Kahneman
Pensieri lenti e veloci, Milano (Oscar Mondadori)

Febbraio 28, 2022